"Archivio11" - 10/03/2005

 

“Taverna dei due Pensieri”

- Io vado - disse.
- Vai pure - fece la madre - ma stai attento!
- A che? -
- A tutto! -
- Ci starò attento - disse - e se ne andò.
Camminò molto, per giorni interi e, talvolta, anche di notte: non che avesse in mente una meta precisa, perché la fortuna, che era quello che lui cercava, non si trova mai in un posto stabilito.
Camminò molto perché la cosa più importante, per il momento, era camminare molto e veder la vita da vicino, giorno per giorno, paese dopo paese, fatto dietro fatto, di modo che quando l'avesse incontrata, la fortuna, non avrebbe faticato a riconoscerla. Camminò per giorni e mesi ed anni, fino a che non perse il conto del tempo e degli stivali che gli s'erano consumati……..
 
…..per attraversare monti e valli e sentieri e strade e per conoscere le facce di uomini e donne e bambini e vecchi, e per imparare a capirci qualcosa.
   
E qualcosa imparò: ma gli pareva sempre troppo poco!
   
Una sera, era appena tramontato il sole, si trovò, stanco e affamato, dalle parti di un paesino striminzito e livido, che se ne stava aggrappato a stento su in cima ad una montagna.
 
Non seppe spiegarsi bene come ci fosse arrivato fin lassù, preso com'era dai suoi pensieri e dalle riflessioni su quel suo continuo girovagare. La notte s'annunciava gelida e umida e allora lui decise, a malincuore, di proseguire dritto fin dentro quel paesetto misero dove sperò di poter trovare qualcuno che gli desse del cibo in cambio di poco e ospitalità in un posto caldo, che ci si potesse almeno passare il tempo ad aspettare la luce del giorno dopo.
Cammina cammina si ritrovò ben presto in un labirinto fitto di viuzze e vicoletti piccoli e tetri e fangosi, coi muri delle case scrostati e invasi dalle erbacce selvatiche. Le finestre erano sbarrate e così pure le porte.
   

Alla luce delle poche lanterne tremolanti e fioche il paese appariva completamente deserto. Cominciava già a perdere la speranza di trovare un cristiano vivo che gli desse un di retta quando, nel voltare un angolo, notò, poco lontano, l'insegna tarlata e ammuffita di una vecchia taverna. S'avvicinò e lesse a fatica:

 

“Taverna dei due Pensieri”

Sbirciò tra i vetri incrostati di polvere vecchia e arabescati di ricordini di mosche ed altri insetti. Vide quattro tavoli sgangherati e qualche seggiola sparsa qua e là. Spinse la porta ed entrò: faceva caldo lì, almeno faceva caldo e si stava bene, anche perchè in un caminetto piccolo piccolo ardeva un focherello piccolo piccolo anche lui e di un colore strano, quasi verde. Prese una sedia e si mise a sedere, tamburellando con le dita sul tavolo per richiamare l'attenzione di qualcuno. Dopo un pò s'affacciò un ometto minuto e grassoccio con due occhi grandi come calamai, che dall'uscio del retrobottega gli domandò: - Che vuoi? -
- Bbuo...ahem...buona sera - disse lui timidamente. - Cosa vuoi? - ripetè l'omino e incrociò le braccia corte in modo buffo. - Ecco, io vorrei di che mangiare e dormire per questa sera. Credo d'essermi perduto in questi...- - Posso darti cibo, e riparo anche. Tutto il resto è affar tuo e non voglio sapere altro! - Detto questo sparì nel retrobottega.
Tornò quasi subito, reggendo una ciotola piena di cibo, una bottiglia e un bicchiere. Posò tutto sul tavolo con malagrazia e fece per tornarsene da dove era venuto. - Potrei, si beh..., potresti dirmi perchè questo posto, questa locanda..., si insomma...la tua locanda ha un nome così buffo? L'omino si fermò e si voltò di scatto elargendogli, chissà perchè, un mezzo sorrisetto ironico. - Ma certo che puoi saperlo, certo che puoi. Ora te lo dico -. Gli s'avvicinò a meno di un palmo e gli sussurrò acidamente: - Perchè il primo…...
   
…….pensiero lo fa la gente normale quando passa da queste parti, ed è quello di andarsene alla svelta. Il secondo pensiero viene in mente solo ai furbi ed è quello di fuggire a gambe levate finchè... c'è tempo! -. - C'è tempo per cosa? - L'omino si voltò a destra e a sinistra come per assicurarsi che loro due fossero veramente soli nel locale e poi, curvandosi più che potè, gli sussurrò all'orecchio : - Prima che ti rubino...-
   
Proprio in quell'istante la porta d'ingresso si spalancò con rumore e sulla soglia apparvero tre tizi
neri come corvi.
- Uh - fece il primo ed era grasso e tondo e tutto nero. - Ih, ih, ih - fece il secondo ed era secco secco, alto e tutto nero. - Aaah - fece il terzo ed era brutto come la fame e tutto nero. L'oste, a quella vista, gli occhi sgranati e il volto improvvisamente impallidito, si dileguò in un baleno nel retrobottega. Lui decise subito che quello non era il posto e neppure la notte giusta. Finì alla svelta di mangiare, gettò il denaro sul tavolo, quanto bastava, pensò, a ripagare l'ometto per il disturbo, raccolse le sue cose e se ne andò.
   

Un freddo pungente e una densa umidità l'investirono, appena fuori dall'osteria, avvolgendolo in una coltre gelida e tutt'altro che rassicurante. Si strinse negli abiti più che potè e, rabbrividendo, s'incamminò lentamente tornando a seguire i suoi pensieri, passo dietro passo, le mani pigiate in tasca e strette a pugno per trattenere un poco il calore, urtando con la spalla, di tanto in tanto, i muri delle case.

La stradina era umida e scivolosa e l'oscurità contribuiva a renderla più sinistra, se mai ce ne fosse stato bisogno.
   
Anche a sforzarsi molto, aguzzando la vista, non si riusciva a vederne la fine. Pareva, inoltre, che andasse restringendosi sempre di più, tanto che c'era da aspettarsi che di lì a poco quella via si sarebbe trasformata in un budello angusto.
   
Rallentò e poi si fermò del tutto, in preda ad una sensazione di forte disagio. Si guardo la punta delle scarpe infangate e poi, naso in su, fissò lo sguardo verso il cielo a cercare una luna che non poteva esserci. Le nubi si rincorrevano e sembravano fondersi con il vapore che si sprigionava dalla terra. La nebbia s'era, d'un tratto, infittita molto e, nella nebbia, s'accorse improvvisamente di non essere più solo.
   
I tre tizi della taverna erano lì, di fronte a lui, in fondo alla via. E lo fissavano attentamente. E, fissandolo, avevano cominciato a…..trasformarsi!
   
E fu la cosa più terrificante alla quale avesse mai assistito. Quei tre mutavano sotto i suoi occhi, con una velocità sorprendente, si trasformavano in qualcos'altro…e avanzavano, decisi, verso di lui! Gli furono addosso in un baleno e due di loro l'afferrarono per le braccia tenendolo ben fermo, mentre l'altro gli s'accostò di fronte.
- Uh - - Ih, ih, ih - - Aaah - Per un pò non accadde nulla perchè quelli si limitavano a tenerlo stretto e fermo.
   
Cominciò a riflettere freneticamente: che diavolo potevano volere da lui quei tre, visto che il suo aspetto tutt'altro che opulento avrebbe scoraggiato anche il più affamato dei rapinatori? Dovevano essersi sbagliati, dovevano averlo scambiato per un altro. Glielo avrebbe detto, si, avrebbe chiesto una spiegazione. L'avrebbe pretesa e gliene avrebbe cantate quattro…a quegli energumeni….ché non si va così…in giro... a spaventare…la…gente!! Ah, si, l'avrebbero…sentito…l'avrebbero!!!
Aprì la bocca per parlare e fu proprio in quell'istante che quello secco e alto, inaspettatamente, gli ficcò in gola l'indice e il pollice di una mano enorme e nodosa e poi, con la destrezza dei prestigiatori quando estraggono lunghi fazzoletti colorati dai loro cappelli…..

….gli strappò via l'anima con tutta la radice, senza fatica.

- R r r i p p -.

   
Poi, sempre tenendola tra le dita, sorridendo con la bocca sdentata, gliela sventolò in faccia, ancora gocciolante e fumante di chissà quali umori e fece: - ih, ih, ih ! -. Lui si osservò l'anima, senza emozione e poi li vide scappar via, veloci come il vento.
Restò così, in mezzo alla strada, senza fame o sete, senza sonno, senza freddo, senza voglie e s'incamminò, come se nulla fosse accaduto, perchè non gli era rimasta più neanche la paura. Dopo quella notte girò ancora in lungo e in largo per il mondo, ed incontrò la fortuna, e l'acchiappò, perchè è più facile per quelli senz'anima. Anzi, forse è proprio per questo che c'è chi s'ingegna a rubargliele.
Divenne ricco come nessuno mai, ed ebbe successo e fu scambiato per chi non poteva essere, perchè anche questo accade facilmente a quelli che non hanno l'anima. Comprò azioni, giocò in Borsa, ebbe agenti ed emissari, rappresentanti scherani, bravi, angeli custodi, commerciò, acquistò, ai quattro angoli della terra, fece nascere industrie dove non avrebbe dovuto e ne chiuse altre dove, magari, esse rappresentavano l'unica risorsa. Circondò, aggredì, piegò e vinse anche ciò che non si poteva vincere.
Eppure, in mezzo a tutte le fortune, lui rimaneva impassibile, e più ne faceva e meno gliene importava. C'è chi si lascia morire e chi si lascia vivere; lui si lasciava vivere in attesa di lasciarsi morire. E questo fu tutto, per un bel pezzo. Per un bel pezzo. Per un bel pezzo. Per un bel pezzo. Per un bel pezzo. Per un bel pezzo...
   
Un giorno, però, i casi della vita e i suoi passi lo condussero ancora dalle parti di quel tal paesello sperduto e lui lo riconobbe e non ne fu nè lieto nè sgomento. Si limitò a registrare il fatto con indifferenza.
Passò davanti all'osteria ed entrò per chiedere un'informazione. Notò che nel locale c'era uno dei tre di quella notte, ma la scoperta non gli provocò la minima emozione. Gli gettò uno sguardo distratto e chiese del padrone .
Quell'altro, invece, l'osservò con molta attenzione, poi si alzò e gli si avvicino a un palmo. - Guarda chi si rivede, ih, ih, ih, - fece, e poi: - Se hai cuore di seguirmi, ti porterò a vedere qualcosa che non mancherà di interessarti -, e mentre parlava, se lo esaminava tutto da capo a piedi, perchè, certo, doveva aver notato gli abiti eleganti e raffinati che lui indossava. Poi l'uomo uscì e s'avviò verso chissà dove. Lui gli fu dietro, non per curiosità o desiderio, ma solo, così, per fare una cosa o, magari, per non farne un'altra. Camminarono, l'uno davanti e l'altro dietro, a lungo, tra viuzze contorte e crocicchi; poi, finalmente, l'uomo s'infilò in un portoncino e gli fece cenno di seguirlo. Salirono su per certe scale ripide e scure. L'uomo cercò le chiavi della porta e aprì.
   
Entrarono e, ad aspettarli, c'era un vecchietto curvo che li accolse con un sorriso. L'uomò volto le spalle e se ne tornò da dove era venuto, mentre lui si avviò dietro al vecchietto che cominciò a guidarlo nei meandri di quell'abitazione. Di lì a poco si trovarono in una stanzetta davanti a una porta grossa di ferro, munita di chiavistelli e catene.
 
Il vecchietto si diede un gran da fare ad aprire e scatenare e... ...infine, tra cigolii metallici, la porta si aprì. - Entra - fece il vecchio, e lui entrò e ciò che vide lo fece sobbalzare, lui che non sobbalzava più da tempo immemorabile! L'antro che gli si presentò era pieno, zeppo fino all'inverosimile, pieno fino a scoppiare, di anime, a centinaia, anzi a migliaia, ordinatamente disposte in filari, come panni ad asciugare. Ce n'erano di grosse e di piccoline, di bianche e di colorate.Erano tutte belle lucide e ben tenute e curate, molto belle da vedersi. - Scegline una - disse il vecchietto - quella che ti piace di più. Abbiamo anime di pittori e di ingegneri, di contabili e di poeti, di spazzacamini....macellai, falegnami, medici, giocatori di carte, allevatori, studenti …...giardinieri, intagliatori, perfino di banchieri, ma costano un'occhio perchè sono rare. Sono tutte anime giovani e fresche.
   

Quello che ci vuole per un signore distinto come te che non può più permettersi di girar senz'anima, perchè deve pensare alla vecchiaia. E poi se... - Quanto vuoi? - tagliò corto lui...

- Ci accordereeemo, ah ah, ci accordereeeemo - fece il vecchio accattivante, mentre si avviava a prendere un'anima da far provare al suo cliente.

   
Ne prese, delicatamente, una rossa e lucida lucida, molto elegante, la più bella di tutte e disse: - Fatti in qua che te la applico -. Lui aprì la bocca e, d'un tratto, si ritrovò l'anima addosso, che non gli parve vero. E fu felice e pianse un poco. Il vecchietto lo lasciò fare e, poi, disse: - Beh, ora va, provatela e vedrai che ti piacerà -. Lui se ne andò, tutto contento e commosso, anche se alleggerito di una bella somma di danaro, ma non gliene importava niente, tanta era la felicità.
   
Ci visse un poco con quell'anima e, per i primi tempi, tutto andò bene. Ma poi, passato il primo momento di euforia, cominciò a diventare esigente e a fare il difficile e a pensare che quella non poteva essere l'anima sua nè poteva, in qualche modo, adattarcisi. Dopo tutto non si trattava mica di un abito, andava dicendo a sè stesso, e poi, con quello che gli era costata, aveva o no il diritto di averne una che calzasse come si conviene? Provate a dargli torto.
   
Tornò dal vecchio, ma il vecchio cominciò tutta una tiritera e che lui non poteva cambiargliela e che al massimo, se l'avesse desiderato, poteva vendergliene un'altra che facesse più al caso suo, mantenendogli fisso il prezzo che gli aveva praticato per quell'altra. Discorsi di commercianti, si sa, che devono sempre trovarci la loro convenienza, indipendentemente dal tipo di merce trattata. Lui protestò un poco, anche per dare un pò di soddisfazione al vecchio che mostrava di gradire le trattative animate, ma poi accettò e ne comprò un'altra, di quelle veramente costose, perchè figuriamoci se uno si mette a badare alle spese per un articolo così delicato.

Ma dopo un pò si accorse che neanche questa andava bene e così fu la volta di un'altra anima, e poi ancora una, e un'altra ancora.

E più comprava anime e più diventava povero. E, nel frattempo, invecchiava.

S'ammalò e pretese che il vecchio gli portasse le anime da provare fin dentro casa.

Una sera d'inverno faceva freddo e lui era più ammalato che mai.

Contò il denaro che gli era rimasto da quel gran comperare anime e mandò a chiamare il vecchio, che gli portasse l'ultima anima da provare e che fosse l'ultima e quella buona.

Il vecchio andò e gliela portò.

Lui la indossò.

 

 

Era la sua, era proprio la sua, un miracolo. Tra le mille e mille accumulate in quel magazzino, il vecchio, finalmente aveva pescato la sua anima, quella originale.

- Ah! Questa va bene, questa si che va bene - disse con le lacrime che sgorgavano.

Ma gli scappava tanto di morire che non riusciva più a trattenersi.

E morì.

(di Nuvole sull'acqua..) 11/02/2005

(illustrazioni di Feisal..)