"Archivio19" - 11/06/2005

 

“ Le Acque Viole”

La festa era al suo culmine ed era un turbinio di balli che si intrecciavano e di musiche che si mescolavano e di cori di ubriachi felici. A me piaceva, in quei momenti, starmene in disparte a godermi lo spettacolo entusiasmante di tutta quella gente, una volta tanto almeno, felice e spensierata, sollevata, in quell'incanto, dalle inquietudini quotidiane. Preferivo guardare e non partecipare perché mi sembrava più bella e più preziosa la vista di quella bellezza, che qualunque altra cosa al mondo. Ma quella sera era speciale e riservava sorprese su sorprese a tutti noi. All'improvviso si sparse la voce: - Tutti alle Acque Viole, tutti alle Acque Viole. Stasira tutt'u paisi si fa u bagnu…anura…masculi e fimmini…minchia spettaculuuuni… - , diceva uno con una fiasca in una mano.- All'Acqui Violi, all'Acqui Violi, figghioli viniti…-

La Contrada Acque Viole era un posto che definire magico equivarrebbe a fargli un torto da malicristiani. Un piccolo pezzetto di paradiso terrestre in uno degli angoli della Piana della Cittadina, dove, specialmente in alcuni periodi dell'anno, il profumo dei fiori di campo era particolarmente intenso e si confondeva con gli aromi sprigionati dal mare dando luogo a un effluvio che ti faceva sentire “mbrazzatu cu ll'angeli”. Il nome che vollero dargli i nostri antenati chissà quanti anni prima, era dovuto al colore che il mare assume in quel tratto di costa, un viola leggero che assomiglia, per miracolo, alla tonalità dei nontiscordardimé di cui sono ricoperti i prati che degradano fino alla spiaggia. Era una specie di miracolo, dicevo, perché quel colore sembrava sorgere dal nulla, dal momento che sul fondo non c'erano che rocce e comuni alghe costiere; niente che, insomma, giustificasse quella delicata tonalità di viola.

Era uno dei luoghi più in equilibrio con Dio che io abbia mai conosciuto e non c'era abitante del nostro paesello che non andasse a passarci qualche minuto almeno una volta al giorno. I bambini, poi, ci giocavano da mattina a sera e se ne andavano di malavoglia quando le loro mamme, insistenti, cominciavano a chiamarli a squarciagola, alla sera, quando è ora di cenare e di andare a letto.

- Secondo, chi fai un veni? Mii…puru Santina veni, stasira mi fazzu zitu

 

(da "Storia di 2°" - Nuvole sull'acqua...) 10/03/2005