"Archivio24" - 24/07/2005

 

Fossa delle felci

Sono ancora una volta qui a raccontarvi, nella speranza di riuscire a trasmettervi le mie sensazioni, un bel giro in bici, o meglio in mountain bike.

Luogo del mio errare, questa volta, la splendida isola di Salina (nell'arcipelago delle Eolie).

L'antica “Dydime”, così chiamata dai colonizzatori greci per la caratteristica di essere formata da due montagne gemelle (monte Porri e Fossa delle Felci), è l' “isola verde” delle Eolie.

Anch'essa di origine vulcanica è, per estensione, la seconda dell'arcipelago, dopo Lipari..

Dopo queste, brevi, note di presentazione, partiamo per l'avventura.

Con mio “compare” Franco, preparati gli zaini, iniziamo la nostra pedalata da S.Marina alla volta di Valdichiesa. Già è notevole il paesaggio che si presenta ai nostri occhi durante il tragitto sull'”asfaltato”. Superato il faro, decidiamo di fare una breve sosta in quel di Malfa per rifocillarci con un buon caffè.

Fatto ciò, e un po' di stretching che non fa mai male, iniziamo la salita che ci porterà alla volta di Valdichiesa. Qui giunti, dopo aver percorso il tratto asfaltato che conduce al santuario della Madonna del Terzito (1630), iniziamo la nostra scalata verso Monte Fossa delle Felci (circa 970 metri s.l.m.). Facciamo un po di fatica li dove il terreno presenta dei tratti ricoperti da residui di piccole frane ma, nonostante ciò, con caparbietà, ci “spariamo” i nostri dieci km. che conducono al posto più alto dell'isola. Il tratto più bello e suggestivo lo attraversiamo quasi alla fine del percorso, quando ci immergiamo lungo un sentiero così ricco di vegetazione da rendere difficile anche il passaggio dei raggi del sole. Al rumore della nostra pedalata e disturbato, forse, dal nostro ansimare, un grosso rapace, forse una poiana, prende il volo a pochissimi metri da noi.

L'emozione è grande e io e Franco ci guardiamo in faccia soddisfatti di condividere quel momento.

Ancora un piccolo sforzo fra castagni e pini ed eccocci, finalmente, alla Fossa. Al centro del cratere una folta vegetazione di castagni secolari e un fitto sottobosco di felci.

Un panorama di incredibile bellezza si “perde” dinanzi ai nostri occhi: è possibile ammirare le altre sei isole dell'arcipelago, le coste calabresi e, magnifica nella sua imponenza, l'Etna.

Contenti, stanchi e soddisfatti, riprendiamo la via del ritorno. Con qualche piccolo rischio iniziamo, abbastanza velocemente, la discesa ma, circa a metà strada, blocchiamo le nostre ruote con una frenata quasi simultanea per assistere a qualcosa che non avevamo mai visto in vita nostra: migliaia di farfalle (non ho idea a quale specie appartenenti) svolazzano dinanzi a noi. E' uno spettacolo mozzafiato e non abbiamo intenzione di perdercelo. Non parliamo, quasi per non disturbare quella che a noi piace pensare possa essere un'immensa danza d'amore.

(di Attilio...) 07/03/2005