"Archivio33" - 14/11/2005

 

Intervista narrativa

"Attilio"

Aspettava la palla. Sarebbe arrivato il suo turno, e lo sapeva. Conosceva lo schema, e sapeva che prima o poi sarebbe toccato a lui, l'allenatore l'aveva avvisato. E l'allenatore era lui stesso! Ma allora, perché non dormirci la notte? Se lo chiedeva, ancora e ancora, tutta la notte, rivoltandosi da un lato all'altro. E non era la sola cosa che lo teneva sveglio! Sapeva che, a volte, avrebbe dovuto giocare partite non sue, partite alle quali aveva dovuto, comunque, far parte.

Il suo lavoro era una di quelle. Non sapeva se lui avesse scelto il lavoro, o viceversa! Ci si era trovato! Quasi costretto! Costretto dalle responsabilità, le responsabilità di marito e padre ancor giovane! E lui conosceva bene l'importanza dei ruoli! Sapeva, con lucidità quasi spaventosa, che ognuno, in campo (ma anche fuori) doveva seguire scrupolosamente le tattiche di gioco, ed assolvere quasi con dedizione al suo ruolo, volente o nolente, altrimenti la partita sarebbe andata irrimediabilmente a rotoli, ed il campo sarebbe stato invaso dal regno del caos. E continuava ad urlarlo, ai suoi giocatori, ai suoi ragazzi. Ma anche a se stesso!
Ma non si stancava mai neanche di ripetere ai suoi ragazzi l'importanza di rimanere belli e colorati, esattamente così com'erano stati fin'ora! A dispetto di chiunque li tacciasse di essere vuoti, le stesse persone che sembravano essersi dimenticati della loro adolescenza e che criticavano anche lui.

Lui che si sentiva ancora, e nonostante tutto, velatamente infantile; forse perché aveva perso un pezzo di giovinezza, così schiacciato tra la leggerezza del desiderio e il peso del dovere!

Ecco perché, sotto la cenere delle scartoffie, delle statistiche continue e inutili al quale il suo lavoro lo costringeva, bruciava ancora, con forza incandescente, il magma della passione! Si, proprio quel calore che lo faceva sentire un vulcano, un vulcano apparentemente calmo e pacifico, ma al contempo profondamente prorompente e imprevedibile!

Era questo che voleva dai suoi ragazzi in campo: conoscere le regole. E rispettarle. Rispettarle sempre, non perché imposte, questo mai, ma solo perché ritenute giuste, espresse o tacite che fossero! E lottare, lottare fino all'ultimo, per cambiare quelle che giuste non lo erano! Dovere e responsabilità! Senza mai rinunciare alla capacità di sognare e di interpretare con fantasia! Rischiando ogni giorno il sacrificio! Questo era per lui il Rugby, questa era la vita!

Questo aveva provato a regalargli: un pallone da Rugby. E una filosofia di vita!

Che di tempo per crescere ne avevano, ne avrebbero incontrate di delusioni, ne avrebbero affrontate di sconfitte. Avrebbero avuto pure il tempo per ricordarle, per pensarci! Per crescere, appunto! Forse avrebbero imparato a mettersi in discussione, forse sarebbero riusciti a criticarsi, ma di certo, non avrebbero mai perso quella serenità, quella spensieratezza e quella gioia di vedere il mondo attraverso un vetro variopinto! E questo era il dono del quale gli era più grato!

E avrebbero conosciuto l'amore! Sarebbero cambiati grazie all'amore! Avrebbero riconosciuto la bellezza il quel gesto goffo, inesperto, forse anche scadente, ma di certo spontaneo, naturale e delicato! E avrebbero riconosciuto lo squallore di chi compra e vende amore! Ma sarebbero comunque cambiati!

Come era cambiato lui, che già si vedeva insegnante, a parlare di letteratura, storia, filosofia. Ma, soprattutto, a parlare con i ragazzi. Ad ascoltarli!

E cosa restava poi? Le emozioni, i ricordi, quelli brutti però! Sapeva che in punto di morte si sarebbe ricordato solo di quelli, perché erano quelli i bivi della sua vita! Erano quelli che l'avevano trasformato nell'uomo che era!

E non era la morte a spaventarlo, non la fine della vita o quello che sarebbe stato oltre la soglia! Avrebbe affrontato il Valhalla protetto dal suo scudo agnostico, così come i guerrieri nordici danzavano prima della battaglia!

No, non aveva mai temuto la morte. Non ne vedeva il motivo! Solo la sofferenza lo atterriva, sapeva di non poterla affrontare, ancora una volta!

Ma adesso non voleva pensarci: aspettava la palla! Il lancio era già partito, e stava per arrivare il suo turno. E voleva esserci! Era il suo ruolo!

Intervistatore: Gianni

Osservatore: MariaGrazia

Milazzo, venerdì 06/05/2005 - postata il 10/06/2005