"Archivio34" - 14/11/2005

 

QUATTRO P..

L'individuo, il popolo, la società, il mondo intero, dalla preistoria ad oggi,
sono sempre stati dominati da quattro P: padroni, padrini, predoni e preti.
Questi, a loro volta, si estrinsecano in singoli, associati, privati e pubblici.
Essi, avvalendosi del potere economico, politico, religioso e burocratico-amministrativo
che detengono, condizionano ogni cosa: dall'ambiente naturale alla qualità di vita dell'uomo.

Hanno licenza di prevaricare le leggi, di esigere diritti e di imporre doveri.
Dettano le regole della libertà, della giustizia, del lavoro, della pace e della stessa democrazia,
il tutto a loro immagine e somiglianza: in pratica, nei modi e nelle forme a loro più consone
per ampliare e rafforzare sempre di più il loro predominio,
per adesso sulla terra, domani, forse, su altri pianeti.

Questo, purtroppo, è il quadro triste e sconsolante per il cittadino comune
il quale vorrebbe vedere tutelati la propria dignità, le esigenze del suo essere
e della sua stessa esistenza da una società più equa, più giusta, più umana

Tuttavia, il guaio peggiore, la cosa più sconvolgente è appurare che i popoli che ci hanno preceduto,
quando hanno deciso di liberarsi dai padroni privati o pubblici che fossero, cui erano sottomessi,
dopo le rivolte o le rivoluzioni (visto e considerato che allora vi erano tutte le condizioni per farle),
non so se per ironia del destino o per altra causa, detti popoli e con loro le presenti generazioni,
si sono ritrovati con nuovi, più forti ed inattaccabili padroni.

Infatti, con l'avvento del grande capitale, delle multinazionali,
delle coalizioni nazionali ed internazionali del potere industriale, finanziario,
economico e politico, la gente qualunque, i lavoratori, i popoli del mondo,
sono sotto il torchio di questi nuovi regnanti dell'era cosiddetta post-moderna,
azionari e reazionari, più che mai legati al divo denaro fatto di cifre astronomiche,
all'affarismo capitalistico più sconvolgente e preoccupante..

Oggi, non solo le condizioni per fare le rivoluzioni sono tramontate,
ma anche quelle per limitare lo strapotere della ricchezza eccessiva ed accentrata.
Sono finite le possibiltà di avere leggi che vietino il disumano squilibrio sociale,
l'instaurazione delle dittature capitalistiche.
Non vi sono più le condizioni per ottenere leggi idonee ad impedire che un privato cittadino
venga a trovarsi economicamente più forte dello Stato, dal momento che la politica,
la democrazia elettiva, le istituzioni sono alla mercè di un nuovo potente potere economico
e finanziario non solo locale ma sempre più globalizzato..

Il capitalismo coalizzato ed internazionalizzato ha tarpato per sempre le ali al proletariato
ed al corpo elettorale i quali non potranno più volare verso le agognate mete di una vera libertà,
di un'autentica giustizia sociale.

In ogni modo, per concludere, con o senza rivoluzioni, una cosa e certa:
fino a quando alla gente ed in specie alla nuova generazione piace essere coccolata dai vari ritrovati tecnologici, farsi attrarre da quanto viene esposto nei negozi e supermercati,
navigare tra le onde del consumismo, ubriacarsi in mezzo a una marea di ipnotizzanti
quanto diseducativi intrattenimenti; fino a quando il popolo continuerà a rimanere senza idealità
socio-politiche proprie o di riferimento, preferendo interessarsi, per esempio,
delle partite che si giocano al calcio oppure di un cantante
o di una canzone come quella della "minchia sig. tenente",
anche nel giorno stesso che viene chiamato a votare;
fino a quando il mondo rimarrà immondo,
i poveri resteranno sempre poveri,
i ricchi sempre più potenti
padroni dell'esistente.

 

(di Giovanni C. .. 15/10/2005)