"Archivio35" - 20/01/2006

 

La solitudine e il coraggio.

"Me ne faccio poco di questi due, tre giorni di copertura mediatica.
Me ne faccio poco della visita di Ciampi o del cordoglio politico.
L'esperienza mi ha insegnato che poi tutti torneranno a casa propria,
e della Calabria non gliene freghera' di nuovo niente a nessuno.
O solo per due-tre giorni l'anno".

* * *

L'assassinio del vicepresidente della Calabria Francesco Fortugno e'
pari per gravita' a quello - vent'anni fa - di Piersanti Mattarella.
Eppure, a poco piu' di una settimana, e' gia' scivolato via dalle pagine dei giornali.
"Tutti sanno chi sono i mafiosi".
"Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata".
"E adesso ammazzateci tutti". "Qui e' morta la speranza dei palermitani onesti".
A distanza di tanti anni, le due solitudini - la siciliana e la calabrese - si fondono,
si fondono gli appelli degli arcivescovi, si fonde la disperazione di quei cartelli
- "ammazzateci", "e' morta" - che gridano a tutto il paese l'orrore del vivere sotto occupazione.
Si fondono le imbarazzate risposte dei governi (ma come si poteva prendere posizione
contro Ciancimino avendo un Andreotti nel governo? Contro la mafia d'oggi
avendo un partito capitanato da Dell'Utri?) ma si fonde anche,
per un momento intensissimo che spesso si paghera' con anni e anni di traversie,
la risposta degli studenti, dei giovani e giovanissimi cittadini che nello sfacelo
generale restano la' a difendere la citta', la giustizia e i valori civili.

(dalla Catena di S.Libero n.307 del 25.10.2005)