"Archivio38" - 20/01/2006

 

POSTO LEONI (e non solo!)

E così, ancora una volta, deliberiamo per una nuova avventura, non estrema ma, comunque, impegnativa e decidiamo di partire.

Vigilia convulsa, alla ricerca di sacchi a pelo e varie prove per riuscire a portare con noi più roba possibile (dobbiamo pur nutrirci) in modo che non ci desse eccessivo fastidio: stavolta dobbiamo passare la notte fuori e l'indomani ci aspetta una pedalata di oltre cento Km.

Appuntamento alle 15,30 di sabato 10 settembre al bar C.D.

Siamo tutti puntualissimi ed eccitati per questo viaggio.

Olga, come al solito bellissima (e forse un po triste per non poter venire con noi per impegni di lavoro), fa una serie di scatti e qualche clip per immortalare il magico momento.

Caffè, l'mmancabile sigaretta per Nuccio e via, si parte.

La prima meta da raggingere è Posto Leoni a circa mille metri di altitudine. Giornata non brutta ma dobbiamo fare in fretta, prima che faccia buio.

Superata la prima parte del “Mela” (quella più brutta, fatta di cave e rifiuti), poco dopo S.Lucia, il territorio inizia ad essere decisamente migliore e diventa incantevole quando, superato il cancello della Forestale, ci restano da percorrere gli “ultimi” nove Km dei quaranta complessivi dalla partenza. Cavolo! Sono più “lunghi” questi, incredibili, duri, ripidi ma, essenzialmente, belli dei perecedenti trenta!

Per strada incontriamo il gippone della forestale che, dopo averci salutato, ci informa che per trascorrere la notte possiamo utilizzare “u pagghiaru”.

Raggiungiamo Posto Leoni giusto in tempo per sfruttare meno di un'ora di luce. Già la nebbia inizia a calare. Prendiamo possesso del pagghiaru non senza domanadarci dove stendere i nostri sacchi a pelo per la notte. Notte, comunque, che si preannuncia “movimentata”.

Acceso il fuoco e cunsata la tavola, dopo aver riscaldato e arrostito mangerecci vari, ci facciamo una succulenta sbafata, innaffiata da un discreto vinello precedentemente occultato nelle borracce delle bici. Dopo pranzo Attilio (chi scrive) “scopre” nello zaino anche una bottiglietta di ottima grappa.

Rutti di rito e, dopo un divertente poker con in palio i migliori posti per i nostri giacigli, tutti a dormire (?).

Intorno alle due di notte, senza essere ancora riuscito a prendere sonno (ma chi cavolo ha mai detto che dormire sulle assi di legno fa bene?), con le ossa a pezzi, chiedo al mio compagno di letto (non fraintendete), Franco, “ come va? “. “Ma quale c….! Non ho chiuso occhio”. Antonio gli fa eco parlando addirittura di tragedia. Nuccio si accende una sigaretta e Ciccio inizia a mangiare una crostata. Anzi, tutti iniziamo a mangiare la crostata di Ciccio e a fumarci le sigarette di Nuccio (mitici fratelli Pensabene!).

Comunque, ci riproviamo, a dormire, riuscendo a riposare qualche ora.

Alle 6,00 di Domenica 11siamo già tutti in piedi e pronti per una nuova giornata in sella alle nostre MTB. Dopo un'incredibilmente abbondante colazione, una romantica ca..ta immersi nella nebbia, ci avviamo verso Mandanici. Breve ma intensa salita e via lungo un piacevole scollinamento. Scopriamo che a Mandanici c'è un simpatico bar che fa una granita caffè con panna buonissima e, logicamente, ne approfittiamo.

Di nuovo in marcia e giù verso Roccalumera. Il tempo è abbastanza bello, anche se soffia un fastidioso venticello di scirocco, e Milazzo è ancora molto, molto, lontana.

Nonostante il vento e la notte appena trascorsa, marciamo abbastanza spediti, giusto in tempo per pranzare a Ganzirri (qualcuno si chiederà se in queste uscite, nonostante l'attività fisica, non mettiamo su qualche chilo) da Salvatore. Dopo pranzo un gelato e un caffè al Fanalino e via verso l'ultima meta: Milazzo, casa nostra, una bella doccia e tanta voglia di raccontare agli amici le nostre sensazioni.

(di Attilio... 15/10/2005)