"Archivio39" - 20/01/2006

 

Due lettere. La prima e' di un militante antimafioso calabrese piu'
o meno della mia eta'. La seconda di un ragazzo che dieci anni fa
era nella baracca SicilianiGiovani-L'Alba-ecc., di cui vi ho parlato
altre volte. Si chiamano uno Giovanni e l'altro Carlo.

* * *

Giovanni: < ...dei miei figli. Il piu' grande ha quasi vent'anni,
studia giurisprudenza, ed e' innamorato di Che Guevara; il secondo
ha 17 anni, studia al liceo classico ed e' affascinato dalla figura
di Peppino Impastato. Li ho educati all'impegno civile, ma l'ho
fatto con la mia vita, non con le prediche. Io ed i miei figli non
ci parliamo molto, non abbiamo molto tempo per farlo. Ci seguiamo
con gli occhi, io li seguo con il mio cuore di padre, loro cercano
di camminare sulla loro strada e solo per caso sono strade che io,
prima di loro, ho percorso. Noi non abbiamo paura, perche' chi non
fa del male a nessuno non deve avere paura. Loro cosi' hanno
imparato, senza che io glielo dicessi mai. Noi abbiamo scelto di
vivere in Calabria, anche se avevamo opportunita' diverse.

Ora hanno deciso di aprire un circolo di "Giovani della Margherita"
insieme ad una ventina di altri ragazzi. Io non ho obiettato nulla,
anche perche' so che hanno fatto un ragionamento insieme ed hanno
escluso di aderire ad altre sigle di partito perche' hanno forti
dubbi. Io spero che si sbaglino, ovviamente. La Margherita era il
partito di Franco, oltretutto, e l'ultima volta che mio figlio
l'aveva incontrato lui scherzando glielo aveva chiesto
espressamente: "Dai! Non fare l'anarchico come tuo padre, che e'
allergico ai partiti. Dammi una mano a fondare i nuovi circoli della
Margherita Giovani, che da li' bisogna ricominciare". Ed
all'obiezione di mio figlio "Ma dai... io sono di sinistra..." lui,
con quel bel sorriso che lo contraddistingueva, lo abbraccio'
dicendo "Cosa vuol dire essere di sinistra? Essere dalla parte di
chi ha bisogno, di chi combatte la mafia, di chi e' contro la
corruzione? Allora io sono piu' a sinistra di te. Noi non siamo ne'
di destra ne' di sinistra: siamo calabresi che lavorano per
migliorare la nostra terra e per liberarla dalle sue cancrene...
Ecco, siamo i medici della politica... ah ah ah!".

Cosi' i miei figli e gli altri ragazzi dello striscione hanno deciso
di dovergli questo passaggio, anche se uno continua a portare il
basco ed i capelli lunghi alla "Che", e l'altro continua a cercare
di imitare Peppino Impastato.

(...) Ora ti saluto, con alcune raccomandazioni:
1 - Cerchiamo di mettere in piedi un "qualcosa" che coinvolga i
giovani siciliani, calabresi, campani e pugliesi in una sigla comune
per il loro NO alla mafie ed a tutte le mafie... >

* * *

Carlo: < Qualcosa pero' te la volevo dire lo stesso. Qualcosa che mi
e' venuto in mente adesso. Due sono le cose che sento di potere dire
di avere capito rispetto al lavoro fatto anni fa insieme. Quanto le
analisi fatte (mai formalmente) andassero dritte al punto, al cuore
del problema. In particolare, dopo l'omicidio Fortugno si e' creato
in Calabria un forte movimento di piazza con uno slogan "e adesso
ammazzateci tutti" fortissimo. Insomma per una giornata "i
ragazzini" hanno appoggiato una politica "buona" ed hanno contato
qualcosa. E si e' saputo piu' del loro movimento che di qualunque
capo o capetto. Questi infatti li puoi comprare quelli, tutti
insieme no.

E questa storia mi sembra ancora una volta paradigmatica: un
presidente del consiglio assente, un magistrato minacciato, una
endemica difficolta' a cambiare istituzioni clientelari, e quando
qualcosa cambia ecco allora scatenarsi un evento tragico come questo.

E poi c'e' la gente comune quella che normalmente non finisce sui
giornali, che non va al grande fratello e non fa parte della gente
che conta ed allora ha come unica droga lo stare con la famiglia o
studiare tutta la notte ecc., che una volta conta e lo fa
direttamente appoggiando e scegliendo da chi farsi rappresentare.

Ed in piu' parla. Ho fatto un esperimento, ho provato a vedere su
Internet chi avesse parlato dello slogan "e adesso ammazzateci
tutti". Bene, il primo giorno non ho trovato alcun riferimento sui
giornali (solo il giorno dopo). Ma andando a guardare i blog di
riferimenti se ne trovavano a decine. E allora mi viene da pensare
esattamente quello che avevamo pensato allora: fare informazione dal
basso, trasformare l'informazione dal basso in movimento,
esattamente quello che e' successo oggi. Penso che in qualche
maniera ci sia una relazione, nel senso che allora e' stato
sperimentato un metodo che oggi e', almeno nelle zone di frontiera,
un metodo di "fare politica".

Ancora internet secondo me deve esprimere il suo meglio.
E' ancora troppo costoso fare notizia nel senso di raccontare quello che succede online.
Io mi sono dovuto armare di un computer per scriverti,
penso un giorno bastera' un aggeggino molto piu' piccolo
e ti potro' scrivere mentre aspetto l'autobus.
Come forse gia' fara' Lucio che saluto caramente.

Infine insomma penso che il modo di fare politica "di base" stia
sempre piu' diventando un metodo. Possiamo di questo io credo
rallegrarci come un risultato. Se a sinistra le primarie sono un
dato di fatto (con tutti i limiti del caso) ormai e' vero che la
politica si fa con i blog, con i giornalini, con un apporto assai
piu' militante di quanto si faceva prima.

 

(da La Catena di S.Libero n.308 del 31/10/2005)